ESPERIENZA SCOLASTICA

MATTEO SALIMBENE

MAREVIVO

Una giornata con Marevivo: pulendo la spiaggia di Sant’Antioco

In Aprile abbiamo collaborato con l’associazione “MAREVIVO”, per andare a pulire una spiaggia locale. La scelta è ricaduta su la spiaggia di “SANTA CATERINA” a Sant’Antioco.

L’incontro con il gruppo

Arrivato sul posto, sono stato accolto da un gruppo sorridente di volontari, alcuni già all’opera con guanti e sacchi in mano. L’atmosfera era semplice ma carica di energia: si sentiva che eravamo lì tutti per lo stesso motivo, per prenderci cura del nostro mare. Dopo una breve introduzione da parte dei responsabili dell’associazione, che ci hanno spiegato l’importanza della tutela dell’ecosistema marino e della lotta contro la plastica, ci siamo messi subito al lavoro.

Rifiuti ovunque, ma anche tanta voglia di fare

La spiaggia era un mondo sommerso di mozziconi di sigaretta, tappi di bottiglia, frammenti di plastica, reti da pesca abbandonate. Insieme ad altri volontari, ho passato ore a raccogliere rifiuti e a sentirmi, per una volta, parte della soluzione. È incredibile quanta spazzatura si possa accumulare in pochi metri di costa, e ancora più incredibile pensare a quanto di tutto ciò finisca in mare ogni giorno.

Il risultato? Vale più di mille parole

Verso mezzogiorno, con i sacchi pieni e le braccia stanche, ci siamo guardati intorno con soddisfazione. La spiaggia era davvero cambiata. Vederla più pulita, sapere di aver contribuito a proteggerla, mi ha regalato una sensazione di leggerezza che non provavo da tempo.

Un’esperienza da ripetere

Prima di andare via, i volontari di Marevivo ci hanno ringraziato, ma in realtà ero io a dover ringraziare loro. Perché in una giornata così, ho riscoperto quanto sia bello sporcarsi le mani per un bene comune. E quanto sia importante non dare mai per scontato il nostro mare.

Ok Robot

l mio progetto di robotica in quarta superiore: una sfida fino all’ultimo secondo

In quarta superiore ho partecipato a un progetto di robotica davvero entusiasmante: dovevamo programmare un robot e fargli seguire un percorso nel minor tempo possibile, sfidando altri gruppi di studenti. L’obiettivo era semplice solo sulla carta: far sì che il robot rilevasse la pista, evitasse gli ostacoli e arrivasse al traguardo nel modo più veloce ed efficiente.

Lavoro di programmazione

Io mi occupavo della programmazione dei sensori e della gestione della velocità. Abbiamo passato giorni a fare test, correggere bug e cercare di migliorare ogni dettaglio. Ogni secondo guadagnato era una piccola vittoria.

Alla fine, il nostro robot è arrivato fino in finale. Ma lì ci siamo scontrati con un gruppo fortissimo: il loro robot era velocissimo e preciso. Abbiamo dato il massimo, ma abbiamo perso per pochi secondi.

Più di un progetto scolastico

Anche se non abbiamo vinto, per me è stata un’esperienza incredibile. Ho imparato tantissimo, non solo sulla robotica, ma anche sul lavoro di squadra, la pazienza e la gestione degli imprevisti. Una sfida che rifarei volentieri… magari per prendermi una rivincita!

Dibattito

Il mio dibattito a Cagliari sull’intelligenza artificiale: un’esperienza che mi ha aperto la mente

Ho affrontato un dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale, organizzato a Cagliari, con studenti provenienti da tutte le province della Sardegna. È stata una giornata intensa, stimolante e davvero formativa. Per la prima volta mi sono trovato a confrontarmi su un tema così attuale e complesso con ragazzi e ragazze della mia età, ognuno con le proprie idee, esperienze e punti di vista.

Prepararsi al confronto

Prima dell’evento ci siamo preparati con i nostri insegnanti: abbiamo fatto ricerche, letto articoli, visto video e discusso in classe. Il tema del dibattito era ampio: “L’intelligenza artificiale è un’opportunità o un rischio per il futuro dell’umanità?”. Io facevo parte della squadra pro-AI, cioè a favore dello sviluppo e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Abbiamo lavorato insieme per costruire argomentazioni solide, trovando esempi concreti e documentandoci bene. È stato già in quella fase che ho capito quanto questo tema sia presente nella nostra vita, anche più di quanto pensassi.

Cosa mi porto a casa

Tornando a casa, ho capito che questa esperienza mi ha lasciato molto più di qualche nozione in più sull’AI. Mi ha insegnato a parlare in pubblico, ad ascoltare gli altri, a collaborare e ad andare oltre i luoghi comuni. È stata anche un’occasione per incontrare studenti di altre scuole della Sardegna, condividere idee, scambiare contatti e stringere nuove amicizie.

Se dovessi descrivere questa esperienza con una parola, direi stimolante.

Dublin

During my third year of high school, I had the opportunity to take part in a study trip to Dublin, Ireland, which lasted a week. It was an intense, fun, and deeply enriching experience that allowed me not only to discover a new city and culture but also to challenge myself in a completely different environment.

Living with a Host Family: A Real Immersion

One of the most interesting aspects of the trip was the accommodation with local families. I stayed with a classmate, and from the very first day, our host family welcomed us warmly. At first, I was a bit nervous—I didn’t really know what to expect and was afraid I wouldn’t be able to communicate well. But I soon realized that all it took was a little courage: our English was good enough, and our hosts were very patient and helpful.

In the evenings, we had dinner together and chatted about our day, which really helped us improve our everyday spoken English. We also felt like we were part of a daily routine, as if we truly lived there for a moment.

School in Dublin

Every morning, we attended a language school, where we had English lessons with native-speaking teachers. There were students from all over Europe, which made the experience even more interesting. The lessons were nothing like our regular classes: they were much more interactive, with games, conversations, and hands-on activities. We worked on listening skills, grammar, and above all, speaking.

Discovering Dublin and Beyond

Our afternoons were dedicated to excursions, and we did quite a few. Of course, we visited Dublin itself, exploring main streets like Grafton Street and O’Connell Street. One of the most fascinating places we visited was a medieval castle, steeped in history, with ancient halls, antique furniture, and stone walls that told centuries of Irish life. It felt like being in a movie!

Another special moment was our visit to a flower garden—a true corner of peace and beauty. There were colorful flower beds, fountains, and well-kept paths. Walking there made us forget the chaos of the city for a while and showed us a quieter, more poetic side of Dublin.

A Trip I Will Always Carry with Me

The week flew by, but it left me with so much. Not only did I improve my English, but I also learned how to adapt, step out of my comfort zone, and open myself to new cultures. I built strong bonds with my classmates and also with the people we met there.

When I came home, my suitcase was full of souvenirs, but above all, my heart was full of memories. It’s a trip I would do again in a heartbeat. Dublin truly won me over.

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